La nostra storia
Dagli inizi fino all’età Romana
La storia di Pignataro, in età romana, è ricondotta a quella della città antica di Cales. Zona di cuscinetto tra il Lazio e il Sannio, Cales, come le altre città della Campania, era contesa da entrambi per la sua posizione strategica. Nel 420 a.C. i Romani, sconfitti i Sanniti che l’occupavano, la ridussero a Colonia romana con diritto di conservare cittadinanza ed amministrazione propria e facoltà di battere moneta. Paradossalmente fu proprio da colonia romana che Cales attraversò un periodo di grande prosperità. Purtroppo tale prosperità non durò a lungo, perché poco più di un secolo dopo, la fiorente colonia romana cadde di nuovo sotto il dominio dei Sanniti nel 298 a.C., e di Annibale poi, nel 211. Per colmo di sventura, trasferitasi la guerra punica dall’Italia nella Spagna, Cales dovette subire anche rappresaglie delle milizie romane per non avere fornito a Roma i richiesti aiuti militari e flnanziari. Iniziò così per Cales il periodo oscuro della decadenza. I suoi abitanti (ormai pochi superstiti), esposti per secoli a continui saccheggi ed incursioni, decimati da epidemie e terribili calamità naturali (alluvioni, terremoti, ecc.), oppressi dai barbari prima e dai saraceni poi, alla fine dell’VIII secolo d.C., abbandonarono la loro patria, ormai distrutta, per cercare scampo altrove. Sorsero così i primi nuclei di quelli che sarebbero stati in seguito i futuri centri abitati di Calvi Risorta, Sparanise, Francolise e Pignataro Maggiore.
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Dal Medioevo fino al XVII secolo
In che epoca sia sorto Pignataro Maggiore non è possibile asserirlo con certezza. I documenti più antichi a disposizione ci testimoniano l’esistenza di un Casale di Pignataro in territorio capuano, negli anni 1275-1277; una pergamena dell’archivio arcivescovile di Capua fa menzione di una villa Pignataro per l’anno 1268. Dunque Pignataro già esisteva nel XIII secolo. Se poi prendiamo in considerazione alcune testimonianze architettoniche (chiesette di San Giorgio e di Grazzano) siamo indotti a spostare indietro di alcuni secoli l’origine del paese: le due chiesette infatti, a giudizio degli intenditori, ci riportano intorno all’anno Mille. E nulla vieta di collocare l’origine di Pignataro addirittura nel IX secolo se il sorgere del paese si mette in relazione con la dispersione dei Caleni dopo la distruzione di Calvi ad opera dei Saraceni verso 840 o anche prima. Tanto che don Salvatore Palumbo avanzava l’ipotesi che i Saraceni, dopo aver fondato Pignataro presso Cassino, ritirandosi, abbiano potuto dar vita ad un altro agglomerato presso la Calvi distrutta. Nel 1647, al tempo della rivoluzione di Masaniello, Calvi e Pignataro furono saccheggiate dalle truppe di Diomede Carafa. La casa vescovile fu quasi diroccata e l’archivio incendiato; il vescovo di allora, Gennaro I, trasferì la sede vescovile a Pignataro. Su Pignataro esistono scritti risalenti al 1771-1773 del vescovo Zurlo ove il paese è descritto:
«Vi sono parecchie famiglie assai civili, e colte nel procedere, e nel vestire alla nobile, che vivono di proprie rendite anco industriali con casamenti, e mobiliazioni proporzionati, applicandosi le donne al lavoro di siglietti, o vogliamo dire merletti, nel ricamo, nel cucire, e cose simili. Vi sono tre laureati, e addetti al foro dodici soggetti, tre olifici, tre cerusici, sei notai e due ufficiali ingegneri di milizia. Non mancano artefici, come muratori, legnaioli, calzolai, sartori e fiorari. Tre officine di pasta, che provvedono la diocesi, le città di Teano, Carinola, Venafro ed Isernia con i loro Casali»
così il vescovo Zurlo continua nell’elencare molteplici attività che danno dell’epoca lo spaccato di un paese ricco ed operoso, quasi autosufficiente, tanto da fornire tutto il circondario e oltre di pasta, carne, olio e ottimo vino.
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Dal XVIII al XIX secolo
Il 20 maggio 1815 a Casa Lanza, nel comune confinante di Pastorano, fu firmato il trattato di pace tra Gioacchino Murat e l’Austria. Il 15 gennaio 1826 il re di Napoli, Francesco I, con la regina, visitò il convento di S. Pasquale. Nel 1869 veniva fondata la Congregazione di Carità (= Ente Comunale Assistenza). La Banda Musicale fu costituita nel 1878, nel 1882 l’avv. Bartolomeo Scorpio fondava la Società Operaia « Libertà e Lavoro » e nel 1886 dava vita alla Banca Popolare Cooperativa « Previdenza e Risparmio ». Il 5 aprile 1900 moriva il pittore Luigi Toro, ospite presso la casa del futuro storico N. Borrelli. Il campo sportivo fu costruito nel 1929-1933; il 14 febbraio 1923 vi furono trasportati i resti mortali dei nostri antenati, sepolti nel vecchio cimitero di S. Pasquale. Nel maggio 1923 si ebbe l’illuminazione elettrica che sostituiva i lampioni a petrolio. Nel 1925, il palazzo Scorpio diveniva la nuova sede municipale. L’edificio scolastico a Monte fu costruito tra il 1920 e 1930. L’Asilo infantile fu fondato nel 1911. Nel 1932 sorse il Monumento ai Caduti; nel 1924 era stato aperto il viale della Rimembranza per onorare la memoria dei 15 pignataresi caduti nella prima guerra mondiale.
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Gli eccidi nazisti del 1943
Il 12 e il 14 ottobre del 1943, nei pressi di alcune abitazioni rurali delle contrade Taverna (12 ottobre) e Arianova (14 ottobre) di Pignataro Maggiore, sono avvenute due stragi naziste che costarono la vita a 20 civili, tra uomini, donne, ragazzi e un bambino di pochi mesi. Due stragi accompagnate da altri cinque delitti isolati perpetrati, nel centro abitato, con fredda determinazione dagli uomini della Goering. Le vicende sono state oggetto di una compiuta ricerca documentaria e di uno studio analitico in grado di far comprendere a pieno tutta l’importanza che esse rivestono nella storia della resistenza civile sviluppatasi durante l’occupazione nazista della Campania. Il testo, intitolato Eccidi Nazisti – Pignataro Maggiore ottobre 1943. Una Comunità ferita si racconta, è stato curato dal prof. Giovanni Borrelli e pubblicato dall’associazione culturale “La Città del Sole” nel 2010. Esso costituisce un significativo contributo storiografico ed un ulteriore progresso nel recupero della conoscenza della storia della seconda guerra mondiale in Terra di Lavoro. Come scritto dallo storico Felicio Corvese, si è giunti ad “un risultato che si ottiene sia attraverso i documenti di storia orale presentati, frutto di un lungo e paziente lavoro di raccolta e trascrizione delle testimonianze di sopravvissuti e di familiari delle vittime, sia con una rilettura più completa ed attenta del materiale cartaceo esistente e consultabile, compresi i resoconti, inediti, che accompagnano alcuni reportages di guerra alleati”. Il recupero della memoria de “La Città del Sole” è poi proseguito negli anni successivi con una serie di iniziative di sensibilizzazione. In ordine cronologico, la diffusione della storia sugli organi di informazione nazionali a partire dal 2010, l’intitolazione di “via 12 e 14 ottobre 1943” nel 2011 e, in ultimo, la pubblicazione di Per una memoria pubblica – Spunti e riflessioni sugli eccidi nazisti di Pignataro Maggiore. Nell’ottobre del 2016 il Comune di Pignataro Maggiore ha ufficialmente richiesto alle autorità competenti un’onorificenza al merito civile per il gonfalone civico, come riconoscimento morale per la popolazione. Con decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 22 novembre del 2017 viene concessa a Pignataro Maggiore la medaglia d’argento al merito civile per gli eccidi nazisti del 12 e 14 ottobre del 1943. Infine, il 20 aprile del 2018 il prefetto di Caserta Raffaele Ruberto consegna al Comune l’onorificenza, oggi collocata sul gonfalone comunale.
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Il simbolo di Pignataro
La testimonianza più antica di questo simbolo risale almeno al 1508. Come documentato dagli storici locali (tra cui il canonico Giovanni Penna nel 1833 e successivamente Nicola Borrelli nel 1940), presso la semidistrutta chiesetta di Grazzano si trovava un frammento di colonna.
Su questa pietra erano scolpiti:
- La figura di un albero di pino.
- Una sigla con delle lettere, storicamente interpretata come V.P. (Villa Pignatarii, ovvero il villaggio/casale di Pignataro).
Questo antico rilievo è considerato la primissima “impresa civica” (il primo stemma non ufficiale) del casale.
Quando nel 1812, sotto il Regno di Napoli, tutti i comuni furono invitati a dotarsi di un sigillo ufficiale per i documenti, i funzionari di Pignataro scelsero di riprendere proprio quel pino della tradizione. Il vecchio suggello comunale mostrava infatti l’albero circondato dalla scritta “Pignataro”. Oggi, lo stemma ufficiale moderno mantiene questa identità araldica e il gonfalone comunale è costituito da un drappo di colore azzurro che incornicia lo stemma.